La vitamina D, che chiamiamo “vitamina” in quanto importante cofattore di reazioni enzimatiche (come appunto è il ruolo delle vitamine) è in realtà, oltre a tutto questo, un vero e proprio ormone di primaria importanza peraltro caratterizzato da un’ azione sistemica ovvero capace di influenzare la regolazione di molteplici distretti corporei e non come solitamente si crede, solo il metabolismo dell’osso per il quale resta ovviamente un nutriente fondamentale.

La prova dell’azione sistemica della vitamina D si basa, grazie a numerosi e recenti studi sull’argomento, sul riscontro del recettore per la vitamina D e del metabolita 25-idrossi-vitamina D, e cioè la forma attivata di vitamina D, in una moltitudine di cellule e tessuti disseminati un po’ in tutto il corpo, quindi anche al di fuori dell’osso come ad esempio il tessuto encefalico, prostatico, intestinale, muscolare, le cellule immunitarie e molte altre. In breve, un’importante e significativa mole di studi recenti, evidenzia come più alto sia il livello di vitamina D nel nostro corpo, minore sia il rischio di ammalarsi di una serie davvero molto diversificata di malattie, da quelle autoimmuni alla depressione stagionale, dal morbo di Alzheimer ai dolori cronici muscolari, dal cancro all’asma, dalle malattie infiammatorie intestinali all’obesità.

Come tutte le vitamine, anche la D viene assunta attraverso l’alimentazione la quale però provvede solo al 20-30% del fabbisogno giornaliero: pesce grasso (salmone, sgombro, aringhe, sardine), tuorlo d’uovo e latticini sono le fonti principali del precursore della vitamina D3, che poi viene resa metabolicamente attiva come vera e propria vitamina D nel fegato, nei reni e, novità recente, anche nel cervello dove, appunto, è stato rinvenuto l’intero patrimonio enzimatico per la sintesi di tale nutriente. E questo spiega forse la correlazione sempre più evidente tra depressione e stati carenziali di vitamina D, oltre che la correlazione già da tempo identificata tra alcune malattie che colpiscono determinate aree del cervello, come ad esempio il Morbo di Parkinson e i livelli di vitamina D circolante.

La rimanente quota di vitamina D necessaria per il buon mantenimento della salute, viene sintetizzata all’interno del nostro corpo sotto l’azione radiante del sole, in particolare dei raggi UVB. Quindi, è esponendosi al sole in modo corretto, che la nostra pelle produce circa l’80% del suo fabbisogno. Questo in condizioni normali che poi variano in termini di efficienza produttiva in relazione a diversi parametri quali l’età, la tipologia della pelle, la stagione,  l’uso di creme, l’inquinamento etc.

Il punto cruciale di recente evidenza sulla vitamina D, è che i livelli ottimali di tale nutriente sono stati per lungo tempo sottostimati, come affermano alcuni scienziati di Harvard e di altre università americane e europee. Oggi infatti i valori normali di vitamina D nel sangue, secondo i parametri standard comunemente accettati, vanno da un minimo di 10 ad un massimo di 47ng/ml (nanogrammi per millilitro) indentificando uno spettro molto ampio nel quale se una persona sta sui 20ng/ml non risulta carente. Le più recenti evidenze internazionali invece parlano di valori ottimali solo se si sta sulla banda alta di questo range ovvero tra i 30-36 e i 47ng/ml.

Il che in buona sostanza significa che la maggior parte delle persone, pur non risultando carente in senso stretto, non raggiunge però i livelli di vitamina D utili ad ottimizzare la salute!

E’ possibile e consigliata quindi, previa una valutazione del quadro generale della persona, una supplementazione con specifici integratori di vitamina D, anche se purtroppo in Italia la maggior parte degli integratori alimentari in commercio contiene per capsula solo 400 UI (unità internazionali), ovvero l’equivalente di 10 microgrammi, un dosaggio ritenuto da più parti troppo basso e sufficiente solo per evitare le patologie da carenza, non certo per mettere l’organismo nelle condizioni di funzionare al meglio. Per questo, ai fini di ottimizzare la salute e di contrastare l’insorgenza di alcuni squilibri già evidenti, è consigliabile una supplementazione personalizzata. Quali integratori di vitamina D scegliere? Gli integratori di vitamina D3. Gli studi individuano infatti nella vitamina D3 (o colecalciferolo, di provenienza animale) – e non nella vitamina D2 (o ergocalciferolo, vegetale) o in altre – la forma di vitamina D più efficace per assicurare giuste concentrazioni di questo nutriente nel sangue.