Settembre, tempo di nuove idee, di piani, di buoni propositi, di voglia di cambiamento e…di diete. Yay! Un’onda che ci piace, ci fa sentire bene, ci porta a ricontattare quelle energie creative dentro di noi che più o meno inconsapevolmente si riallineano spontaneamente ai ritmi della natura. Settembre infatti ci conduce piano piano alla “quinta stagione”, quella stagione di passaggio che dura due/tre settimane subito prima dell’autunno e dove nelle sole 24 ore di una giornata, ritroviamo dal mattino alla notte tutte le temperature, i colori e le sfumature di tutt’e quattro le stagioni dell’anno: dal frescolino frizzante della primavera appena iniziata al caldo anche un tantino troppo dell’estate ancora piena, dalle ombre lunghe dei tramonti rossi che anticipano il crepuscolo settembrino al freddo e alle prime coperte da ritirare fuori nella notte dove solo il lenzuolo non basta più. Mi piace tantissimo questa quinta stagione! E’ una stagione fertile di semi che arrivano, trovano dimora e si assestano nel terreno prima di affondarvici dentro per trascorrevi le stagioni fredde di gestazione invernale. In breve è il momento del concepimento.

I professionisti della nutrizione sanno che settembre è il mese della ripartenza per molti! Ed è decisamente un bel momento per entrambe le parti in gioco perché questa bella e rinnovata motivazione “stagionale” produce brillanti e promettenti inizi.

Con gli anni di esperienza tuttavia, ho imparato a modulare gli entusiasmi settembrini. Se da una parte infatti una bella dose di energia e di motivazione rappresentano una risorsa da accogliere a braccia aperte, dall’altro va tenuto presente che questa stessa risorsa rischia di ribaltarsi contro nel breve-medio periodo se alcune premesse del “viaggio” non vengono condivise ed esplicitate tra le parti prima di intraprendere il cammino.

Quando si parte per un nuovo progetto infatti, sia che si tratti di un’esperienza professionale sia che si tratti di un’esperienza personale come può essere appunto la voglia di riappropriarsi di un corpo più armonico, la maggior parte delle persone tende a credere che se il percorso viene seguito alla lettera, con la motivazione e l’entusiasmo che sentiamo circolare nelle vene nel momento in cui mettiamo a dimora l’idea, tutto procederà in maniera regolare, liscia e lineare nella direzione dell’obiettivo. E magari, già che siamo carichi, ci figuriamo il tutto anche in tempi piuttosto “ragionevoli” (che dentro di noi significa veloci!)

E’ così. Qualunque sia l’idea che sboccia con entusiasmo nella nostra mente, che si tratti di cambiare l’arredamento di una stanza o di buttar giù quei sette kg di troppo che si sono accumulati su pancia e fianchi negli ultimi due anni, più forti sono l’entusiasmo e la motivazione iniziale a cambiare finalmente le cose che non ci vanno più bene, più il mito del tutto velocemente e senza grossi intoppi è duro a morire. Ci prefiguriamo la meta, ci piace, ci motiva e questa volta non ci fermerà nessuno!

Ben venga la carica iniziale! Ma prima di metterci in viaggio, proviamo a ricordare qualche importante e significativo cambiamento che abbiamo attraversato con successo nelle nostre esperienze passate. E’ andato davvero tutto liscio senza fatiche, frustrazioni, momenti di scoraggiamento e voglia di buttare tutto all’aria? Probabilmente no.

Perché nessun viaggio che punti ad una meta veramente importante per noi si dispiega in maniera lineare verso la sua meta. E meno che mai veloce. Sapevatelo! 🙂

Partire alla riconquista del proprio corpo e del proprio benessere, rappresenta un vero e proprio viaggio del cambiamento che se da una parte vale ogni passo percorso, ogni etto di grasso eliminato, ogni quarto d’ora di sonno ristoratore in più conquistato e ogni sorriso di soddisfazione in più che spontaneamente arriverà ad illuminare il nostro viso, dall’altro rappresenta un percorso costellato da dubbi, distrazioni, momenti di sconforto, qualche salita, diversi alti e bassi che sicuramente sono destinati a diventare sempre meno bassi e sempre più alti ma che nel frattempo renderanno il tragitto tutt’altro che lineare, liscio e senza frustrazioni.

Perché ogni viaggio che si rispetti ci presenterà, ci piaccia o no, quello che in inglese viene definito con l’espressione messy middle ovvero il disordine che sta nel mezzo, la fase del caos, quel pezzo di strada un po’ confuso, nebbioso, disorientante e a tratti deludente che rappresenta il momento in cui tutto ciò che sembrava così raggiungibile con soltanto un po’ di sforzo, diventa lontanissimo e dannatamente difficile da ottenere e tutta la motivazione che ci animava all’inizio si sbriciola contro alcuni maledetti scogli che visti da lontano ci apparivano molto più piccoli e di facile superamento. Invece no: il peso non scende, le cene si moltiplicano, tutto viene visto come una rinuncia senza senso, il lavoro imperversa, lo stress del quotidiano ci stritola, il movimento ci pesa, le relazioni affettive ci creano vuoti da colmare in altro modo, i vestiti stringono, la pancia fa i capricci, la mancanza di tempo ci assale, lo specchio ci avvilisce.

A questo punto la fiducia nelle nostre capacità di portare a compimento il viaggio inizia a vacillare. Non siamo poi così tanto sicuri che la strada intrapresa sia quella giusta. Iniziamo a dubitare di tutto, di noi, del percorso, della mappa, dei consigli, di chi ci incoraggia a proseguire e perfino di cosa ci piace e cosa non ci piace.

Eppure è in questa fase che avviene il click. E’ in questa fase che si radica il vero cambiamento che porterà al futuro desiderato. Ed è proprio in questa fase che si racchiudono le più significative e insospettabili potenzialità funzionali a quel salto di qualità che ci avvicina al benessere desiderato. E’ qui che emergono i nodi, le resistenze, le credenze limitanti, i timori e i lacci che vorrebbero impedirci di proseguire ovvero quegli schemi di comportamento che agiscono in maniera spesso sotterranea per trattenerci dove siamo, nella cosiddetta zona di comfort che è poi quello spazio di noi dove tutto è familiare, conosciuto, poco dispendioso e stabile.

Le ricerche in ambito neuroscientifico hanno ormai dimostrato che è proprio in questa fase di apparente disordine che si creano nuovi circuiti cerebrali e che si determinano quelle condizioni affinché nel cervello apprendimento, cambiamento e trasformazione possano concretamente realizzarsi. E gli elementi/condizioni affinchè tutto ciò avvenga sono i seguenti

  • Tempo – E’ necessario “stare” nel tempo del disordine per il tempo utile a consentire al cervello di creare e fissare nuovi circuiti di pensiero e di condotta. Tenendo a mente peraltro che il nostro corpo risponde sempre a nostri circuiti cerebrali influenzandoli retroattivamente a sua volta. Ma il punto è che, a dispetto di pensa ad un futuro desiderato fatto di raggiungimenti veloci e indolori, darsi e prendersi questo tempo di attraversamento, fisico e mentale, a volte non brevissimo e soprattutto spesso non chiaro nei suoi punti di riferimento, è davvero necessario. Qui la domanda è “ ma dove stiamo andando? Non ci capisco più niente. Abbiamo sbagliato strada!” Ed è da qui che spesso risorge la Fenice.

 

  • Relazione – perché è molto difficile cambiare da soli. E’ nello scambio con una figura di cui ci fidiamo che riusciamo a fare luce nelle fasi di disorientamento. La relazione, e soprattutto il feedback che essa consente di ricevere, innesca quel processo di associazione tra tentativi ed errori e l’elaborazione di vie alternative di avanzamento, tra una certa esperienza, una certa riflessione, un certo sentimento e determinati circuiti neuronali che piano piano vanno ad essere visti riconosciuti e ristrutturati. E’ proprio attraverso la relazione che il cervello in cambiamento impara, fissa l’apprendimento e trasferisce questa modifica anche a livello corporeo.

 

  • Eesperienza corporea – ovvero ciò di cui il nostro corpo fa esperienza (alimentazione, movimento nello spazio, nei vestiti, nel mondo, esperienza nelle relazioni) inviando informazioni e ricevendone a sua volta rielaborate dal cervello. Non dimentichiamo mai che il corpo è un “dispositivo” fondamentale attraverso cui noi esseri umani sviluppiamo apprendimento e cambiamento. E che il corpo traduce attraverso il suo linguaggio molto del vissuto che non trova espressione attraverso le parole di superficie. Analizzare, riconoscere e dar voce all’esperienza corporea pertanto è fondamentale per rimodellare anche i circuiti cerebrali.

Nella metodologia dell’Health Coaching, tutte e tre questi elementi ricorrono come base fondante del lavoro.  Tempo (inteso come Kairos) Relazione (l’alleanza fondata sulla fiducia reciproca) e Corpo (nel suo funzionamento psicobiologico) rappresentano i focus principali su cui si fondano alcune delle competenze base di chi lavora con la metodologia dell’Health Coaching.

Per questo a fronte di un vero desiderio di cambiamento e di riconquista di una salute migliore, che magari passi attraverso una trasformazione della propria immagine corporea, affidarsi al sostegno professionale di un Health Coach può essere davvero una buona idea. Significa avere chiaro in partenza che non è tanto il sapere cosa fare (cioè le informazioni tout court da applicare pedissequamente) che rappresenta il fattore chiave di successo per raggiungere il proprio obiettivo, quanto lo è piuttosto il sapere come affrontare il percorso e il disordine fisiologico che il cambiamento profondo spesso inevitabilmente comporta. Ed è in quella fase di passaggio che un accompagnamento esperto consente di far affiorare quelle risorse spesso inutilizzate che la persona possiede e che più facilmente riesce a contattare grazie allo stimolazione di pensiero che si determina attraverso la relazione esperta.

Ed è in questa prospettiva che l’Health Coaching si distingue oggi come una delle più avanzate ed efficaci metodologie di lavoro per sostenere la trasformazione sia corporea che mentale di chi presenta i più comuni problemi di salute che affliggono la nostra contemporaneità.