Perché di batteri “buoni”, più correttamente definiti probiotici (pro bios, a favore della vita) nei nostri alimenti ce ne sono davvero molto pochi. E questo è facilmente comprensibile se si considera che al giorno d’oggi gli alimenti devono poter essere facilmente conservati e che per consentire ciò sono necessari vari trattamenti di sterilizzazione totale o al limite parziale. Per tale ragione non è dal cibo che consumiamo che ci possiamo davvero approvvigionare di batteri amici, principalmente lattobacilli o bifidobatteri. Questi ultimi peraltro, i bifidobatteri, rappresentano una categoria di probiotici davvero importantissima che, in teoria, potremmo ingerire solo alimentandoci di vegetali crudi e necessariamente concimati secondo le prassi dell’agricoltura biologica altrimenti da agricoltura convenzionale ben poco di vivo ricaveremmo. Ma anche in questo caso, gli alimenti ci forniscono solamente batteri di tipo animale, ovvero derivanti da concime eventualmente di mucca o cavallo, ma non certo di origine umana poiché non si concima con feci umane che, oltre ad apparirci pratica indegna (…), è di fatto proibito dalla legge.

Questo comporta che il nostro continuo approvvigionamento di batteri umani probiotici è di fatto limitatissimo e confinato alla dotazione di batteri che ci ha fornito nostra madre mettendoci al mondo. Se per caso, però, nel corso della vita abbiamo dovuto assumere antibiotici per svariate anche necessarie ragioni, magari abbiamo curato da una parte una problematica infettiva ma dall’altra abbiamo spesso anche seriamente depauperato il nostro corredo interno di batteri probiotici (ricordo pro bios, a favore della vita!) il quale dovrebbe invece svilupparsi e mantenersi rigoglioso e diversificato per tutto il corso della vita nel nostro intestino. Si tenga presente che l’assunzione di un ciclo comune di antibiotici (pur a volte necessari) crea uno squilibrio tale nell’intestino che ci possono volere anche 18-24 mesi prima di tornare alla condizione di partenza ovvero di prima dell’assunzione dell’antibiotico. In questo caso è più facile andare incontro a condizioni più o meno severe di disbiosi, cioè di alterazione dell’equilibrio batterico intestinale, di permeabilità intestinale e/o di infiammazione silente ovvero di quel tipo di infiammazione dove non c’è percezione della stessa poichè non c’è di fatto un vero danno d’organo, quindi né dolore né segni evidenti, ma una sollecitazione importante delle popolazioni mastocitarie che creano inesorabilmente le condizioni per una miriade di altre problematiche.

E’ pertanto centrale e necessario nel mantenimento della nostra vera salute manutenzionare con cura il nostro ambiente intestinale che significa curare l’approvvigionamento e la sopravvivenza delle nostre colonie batteriche probiotiche collocate all’interno dell’intestino. E questo si fa consumando alimenti crudi, alimenti non infiammanti, scegliendo corrette modalità di cottura, utilizzando probiotici rigorosamente selezionati e sostanze in grado di riparare e mantenere intatta la mucosa intestinale.

 

Riferimenti: Centro Studi Probiotica e Nutrizione – Dr. Lozio.