Alla fine ho capito che non sono io che devo dirti cosa fare. E qui ti spiego perchè.

Un buona parte dei primi incontri con i miei clienti comincia con una frase che suona più o meno così “Lei è l’ultima spiaggia!”. Al che io faccio un bel respiro (che metaforicamente traduco con l’immagine di chi si arrotola le maniche della camicia perché capisce che c’è da fare un lavoro lungo e impegnativo) e parto a farmi raccontare, almeno per sommi capi, tutta la catena dei successi – fallimenti – recuperi del peso – nuovi specialisti – nuove perdite di peso e nuovi recuperi che spesso costellano la storia di chi questa “battaglia”, ahimè, con il proprio corpo non è mai riuscito a vincerla in maniera definitiva. Si tratti di un modesto ma disturbante sovrappeso o di un accumulo piuttosto significativo, il grande tema della dinamica yo-yo sembra essere un’esperienza davvero comune tra le persone che si rivolgono ad un professionista della nutrizione. Perché perdere peso è relativamente facile. Mentre quello che è difficile è mantenere il peso perso nel tempo cambiando il proprio stile di vita ovvero adottando e mantenendo per sempre delle nuove abitudini alimentari, di movimento e di generale cura del sé.

Uno dei principali limiti dell’approccio nutrizionale, soprattutto quello di tipo riduzionista-ipocalorico è, come è noto anche tra i professionisti del settore, la perdita di aderenza al programma di lavoro nel medio periodo e cioè l’abbandono delle indicazioni nutrizionali da parte del cliente che piano piano torna alle vecchie abitudini e insieme a quelle ai vecchi problemi.

Il metodo GIFT nasce con un’impostazione di base già molto differente. Il “patto” stipulato con il cliente fin dall’inizio infatti, è che le indicazioni fornite riguardino innanzitutto un po’ tutte le aree del “vivere in benessere” e quindi non solo l’alimentazione che deve essere normocalorica e normoproteica quindi per nulla penalizzante, ma anche il movimento, il sonno, l’umore e le relazioni affettive. E pertanto con la Gift è chiaro da subito che le indicazioni fornite, pur andando a perseguire un obiettivo di riconquista del peso forma, vanno comunque intese come colonne portanti di un modello alimentare concepito all’interno di uno stile di vita globale che va praticato sine termine cioè…per sempre.

Eppure anche questo non basta.

Accade infatti che anche chi si incammina sul percorso Gift avendone accettato, perché spiegati compresi e condivisi, i fondamenti costitutivi per nulla riduttivi e mortificanti, dopo i primi mesi di sostanziale entusiasmo, inizi piano piano a manifestare qualche segno di cedimento e qualche desiderio di trasgressione che tende gradatamente ad essere ripetuta e ad allentare, più o meno rapidamente, l’aderenza alle “regole” Gift. Ed è li’ che trovano terreno fertile i vari “mediatori della socialità” come aperitivi, gelati, dessert, vino e divano che nel giro di poco iniziano a far sentire il loro peso e conseguentemente a generare senso di colpa e insoddisfazione rispetto a tutto il programma intrapreso. Da lì a fare spallucce per abbandonare il tutto il passo è breve.

Solitamente ci si prende qualche mese di pausa e poi si ricomincia a girare alla ricerca di un nuovo professionista, uno più bravo, uno che abbia un’idea di dieta migliore e più fattiva, uno che motivi di più, uno che abbia un segreto di rapido successo che gli altri non conoscono. Uno che è riuscito a fare miracoli con l’amica, la conoscente, la collega e ci è pure riuscito in poco tempo.

Il comune denominatore di questo girovagare, che è esperienza di molti, è il seguente: mi ritrovo con un problema, vado a chiedere una consulenza professionale ad un tecnico per sapere cosa devo fare e mi aspetto di avere delle indicazioni precise (all’inizio più severe sono più mi sento arginato e instradato, da cui il carosello delle frasi eloquenti “mi ha dato…” “mi ha tolto…”) e se sarò abbastanza forte (ma questa volto sono proprio motivato/a, lo giuro!!!) applicando quelle indicazioni tecniche tutto andrà a buon fine. Se si riuscirà nell’intento il professionista verrà vissuto come un eroe salvifico. Viceversa, se si fallirà, quello stesso professionista verrà vissuto come un mediocre tecnico dalle scarse capacità di motivazione e coinvolgimento.

Di certo tutti noi che lavoriamo con il tema della cura della persona abbiamo esperienza diretta di grandi gratitudini e di grandi squalifiche denigratorie.

Ciò che troppo spesso perdiamo di vista, sia noi che i nostri clienti, è che né il merito né il fallimento di un programma nutrizionale e di benessere in generale appartengono a noi professionisti se non in misura davvero risibile. Se trovi la persona in una sua potente fase di vita tutto fila liscio come l’olio, se la trovi in una fase più complessa, che sia manifesta e consapevole o meno, qualunque cosa tu faccia si scontrerà con dimensioni di cui non siamo neanche lontanamente consapevoli. E il fallimento diventa cronaca annunciata.

Ciò che perdiamo di vista, infatti, è che alimentarsi non è solo una necessità biologica colmabile attraverso l’assunzione di cibi e bevande. L’essere umano trasforma in forma fisica tutto ciò che vive, ciò che crede, ciò di cui è convinto e cioè quello che, attraverso l’elaborazione intellettuale ed emozionale, va ad informare proprio su base biologica/molecolare tutti i sistemi integrati della sua rete endocrina, immunitaria, nervosa e psichica. Come ci spiega bene la PNEI, psiconeuroendocrinoimmunologia.

Ciò che perdiamo di vista è che l’essere umano ha bisogno, oltre che di cibo, anche di forme più “sottili” di nutrimento, come l’affetto, l’ascolto, la libertà, il senso di soddisfazione personale, di autostima e non ultimo il senso di autonomia.

E una relazione professionista-cliente che è fondata sulla competenza del professionista in logica top-down (ovvero io so e tu no) è una relazione in cui viene negato il principio di autonomia e insieme ad questo il principio di responsabilità perchè è il professionista che agisce, “vieta” e “prescrive” “educa” in virtù di una visione che lo incorona unico competente e quindi il solo in grado di decidere in favore o per conto del beneficiario.

Ed è proprio su questo modello di relazione “io ti dico cosa fare e se lo fai guarisci” che, come dimostrano studi ormai di diversi anni, si scontrano e falliscono tutti i modelli nutrizionali, dal più tradizionale e ortodosso al più fantasioso e olistico.

In buona sostanza per aiutare una persona ad affrontare un cambiamento profondo e duraturo, è necessario un coraggioso e innovativo cambio di prospettiva. E’ necessario comprendere che una dieta, un cambiamento delle proprie impostazioni alimentari e di stile di vita rappresentano un vero e proprio viaggio, un vero spostamento da una situazione A ad una situazione B dove nessuno può guidare efficacemente questo viaggio se non la persona stessa che decide di intraprenderlo. E questo viaggio è un’ esperienza di affermazione di sé, di ricerca e conoscenza di sé, dei propri convincimenti, dei propri punti di forza, dei propri atteggiamenti limitanti, delle proprie emozioni, dei propri ostacoli e delle proprie risorse in generale ovvero di tutto quel capitale individuale unico e irripetibile che è l’unico motore capace di informare scelte e comportamenti funzionali al raggiungimento dell’obiettivo e alla realizzazione del  cambiamento.

Solo in questo cambio di prospettiva, il professionista può intraprendere un lavoro capace di mettere solide radici di cambiamento. All’interno di questa rappresentazione metaforica del viaggio infatti, la persona può scegliere “un allenatore di guida”, un insegnante di metodo, un cosiddetto Coach e cioè una figura competente tanto di contenuti (la nutrizione, l’alimentazione, la supplementazione nutrizionale) che di metodo (come fare a far fare senza sostituirsi al protagonista) e in quanto tale capace di instaurare una relazione di accoglienza, ascolto, alleanza e autenticità e cioè una relazione facilitante ed efficace, che rappresenta lo strumento di vero valore aggiunto per far progredire il proprio cliente, tecnicamente il Coachee, in autonomia e piena responsabilità verso gli obiettivi di miglioramento/cambiamento.

Quindi nel Coaching Nutrizionale/Health Coaching non sono io che ti dico cosa fare. Perché se lo faccio mi prendo io la tua responsabilità e questo ti taglia le gambe in partenza. Fuori discussione. Prima o poi ci troveremmo ad affrontare impreparati e inconsapevoli le tue resistenze, i tuoi convincimenti profondi, le tue emozioni ignorate, i tuoi vissuti sabotatori e quindi ci ritroveremmo perdenti entrambi. E tu continuerai a girare, inconsapevole, alla ricerca del tuo guru e aspettando una soluzione vincente e motivante proveniente dall’esterno. Ma i nodi della faccenda stanno altrove.

Nel Coaching Nutrizionale/Health Coaching, ormai sviluppatosi all’estero da vent’anni e recentemente approdato anche in Italia con la sua innovativa formazione qualificata, la dinamica professionista-cliente è profondamente modificata. Io ti passo alcune informazioni tecniche, d’accordo, ma il mio obiettivo è quello di allenarti, ripeto A L L E N A R T I al raggiungimento del TUO obiettivo, attraverso un piano d’azione che TU avrai determinato con il mio supporto ma che sarà sostanzialmente elaborato da te. Faremo un viaggio insieme e tu starai al volante con me seduta al tuo fianco per aiutarti a tirar fuori tutto quanto sarà funzionale ad attraversare un territorio più o meno impervio, questo dipende dalla tua storia personale. E partiremo da te, dalle risorse che sai di avere e che deciderai di mettere in campo e da quelle che forse non sai di avere e che eventualmente faremo emergere allo scopo. In questo modo, e anche attraverso il riconoscimento di eventuali tuoi ostacoli interni ed esterni, raggiungeremo insieme l’obiettivo.

Ma il vero vincente sarai TU. Perché il viaggio l’avrai voluto, pianificato e condotto TU con l’intero equipaggiamento delle tue risorse individuali efficacemente mobilitate, una volta per tutte, per condurre te stesso al raggiungimento dell’obiettivo che davvero ti sta a cuore. Ed è proprio la messa a fuoco di questo reale e specifico obiettivo che sarà il fondamentale e imprescindibile primo passo del nostro lavoro insieme, quello su cui costruire un tuo specifico Piano d’Azione e quello rispetto al quale valutare ad ogni passo come ci stiamo muovendo per navigare dritti verso la meta.

 

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