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La rana nella pentola.

Non di rado mi capita di trovarmi ad osservare o ad ascoltare storie di clienti che mi fanno tornare alla mente la storia della rana nella pentola.

Si dice che, se si immerge una rana in una pentola di acqua fredda portando molto lentamente l’acqua ad ebollizione, la rana di adatta, si assuefà, si abitua alla temperatura e finisce bollita…Viceversa, se la si immerge di colpo nell’acqua molto calda, la rana salta fuori con un balzo salvandosi la pelle. Fu il filosofo americano Noam Chomsky ad utilizzare per primo questa metafora sulla base di un fenomeno realmente osservato in una ricerca condotta alla  John Hopkins University nel lontano 1882.

Cosa ricorda la rana che piano piano si lascia bollire nell’acqua ?

Ricorda la storia di molti di noi che, in fasi diverse della vita, tiriamo fuori un’ incredibile capacità di adattamento che, pur essendo in genere una risorsa preziosa, in molti casi si presenta come un’arma a doppio taglio che non sempre ci rende un buon servizio. Sì, perchè a volte ci adattiamo…troppo! E cioè ci adattiamo in un modo che è simile alla rassegnazione. Ci adatt-rassegniamo a situazioni che giorno dopo giorno sentiamo non renderci veramente felici e vitali ma che in fondo poi…non ci rendono neanche così infelici.

E allora smettiamo di porci troppe domande oppure lasciamo lì quelle che a volte sorgono spontaneamente e… stiamo. Stiamo lì, a volte troppo a lungo, per per mille buoni e ragionevoli motivi. E anche se la temperatura dell’acqua in cui siamo immersi sale, noi piano piano ci adattiamo e non la sentiamo poi così bruciante (anche se siamo quasi lessati!).

Stiamo e sopportiamo. Minimizziamo. A volte perchè dentro di noi sappiamo che meglio questa situazione che qualcosa di nuovo, di diverso, qualcosa che non conosciamo e che, proprio perchè ignoto, proprio perchè richiederebbe un cambiamento, ci fa più paura.

In circostanze del genere la nostra vitalità diminuisce giorno dopo giorno, il nostro sorriso si fa più occasionale, la nostra energia si disperde, la nostra gioia di vivere ci appare come un ricordo di gioventù e una velleità di tempi ormai passati.

E poi qualche volta, insieme a tutto questo, ci appesantiamo letteralmente anche nel corpo. Mettiamo su peso. Non ci piacciamo. Ma non troviamo la forza o la motivazione o comunque una buona ragione per darci una mossa e decidere di cambiare le cose. Che pur non ci piacciono ma…vabbe’.

Il corpo però non tace mai.

Perchè biologicamente le nostre “cellule” sentono tutto, ma proprio tutto (!!) e quindi, che ci piaccia o no, qualcosa cambia sempre dentro di noi.

Il cortisolo, ormone dello stress,  si sregola e ci regala notti insonni, nervosismo, infiammazione, ingrassamento e stanchezza; e da lì l’infiammazione, quel livello di infiammazione minima di cui lì per lì non ci rendiamo tanto conto, si cronicizza e comincia a regalarci qualche chilo di troppo, qualche dolorino articolare, qualche fastidio intestinale, qualche scatto d’ira, qualche eczema, qualche herpes…qualche segno del fatto che la temperatura dell’acqua in cui siamo immersi è salita oltre soglia e noi lì dentro ci stiamo lessando.

E così, come l’acqua del fiume corrode silenziosamente e inesorabilmente i piloni dei ponti fino a farli crollare prima o poi, allo stesso modo questi squilibri biologici agiscono sotto sotto, a volte per mesi e per anni, facendo affiorare piccoli disturbi con cui impariamo (purtroppo) a convivere o che a volte addirittura cerchiamo di ignorarare fino a che l’evidenza si impone con uno stomaco che non digerisce più, con un attacco di panico, con una piccola o grande malattia o qualcosa che afferma a gran voce ” E’ troppo! Non ce la faccio più !!”

Immersi nella pentola della vita, fino a che punto siamo consapevoli dei cambiamenti di cosa sta accadendo? Fino a che punto siamo consapevoli di quanto il nostro corpo stia  soffrendo situazioni psichiche ed emozionali non dette, non viste, volutamente ignorate o tenute sotto inconsapevole silenzio?

Cosa vuol dire prendere consapevolezza?

Cosa vuole dire decidere di star bene senza rotture e senza strappi? Cosa vuol dire affrontare la paura del cambiamento? In che cosa consiste il cambiamento e da dove si comincia? Quanto costa il cambiamento? Possiamo permettercelo? Come si fa ad ascoltare i messaggi del corpo?

Non è semplice rispondere a queste domande. E non esistono risposte semplici, univoche e universali. Come non esiste evidentemente un bacchetta magica che faccia scomparire tutte le cose spiacevoli che ci circondano e che non sono in sintonia con il nostro sentire e ci portano squilibrio.

Ma una cosa è certa. La consapevolezza dei nostri stati interiori è il primo passo per imparare a mantenerci in salute e governare la nostra esistenza senza dover essere sospinti fino in prossimità della sua fine (o in prossimità della fine di quella dei nostri cari…) per imparare ad apprezzarla! Perchè poi è questo quello che spesso accade. E troppo tardi ci rendiamo conto di quanto si sia perso nel cammino e di quanto noi stessi abbiamo contribuito a renderlo faticoso.

Imparare a sentire la temperatura dell’acqua prima che i danni si manifestino è molto importante per la nostra salute sia fisica che psichica.

Così come è importante imparare a cogliere e dire ciò che ci disturba quando ci disturba e non quando non ce la facciamo più. Pechè solo così potremmo cogliere lo stato d’animo e le emozioni che ci attraversano nel presente e solo così potremmo comunicarle con animo sereno e parole scelte con cura invece che con rabbia o sfinimento accumulati nel tempo e quindi con le parole più devastanti, le emozioni più destabilizzanti.

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